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Vincenzo Imperatore e “Una Cena lunga cent’anni” tra passato, presente e futuro del Napoli

Immaginate una cena, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, che unisca il presente, il passato e il futuro della Società Sportiva Calcio Napoli. Una lunga chiacchierata tra contraddizioni, diversità ma anche tanti punti d’incontro, consigli e ricordi tra i quattro presidenti più rappresentativi e longevi della storia azzurra. Ascarelli, Lauro, Ferlaino e De Laurentiis si siedono alla stessa tavola per una notte, rivivendo nella penna di Vincenzo Imperatore che tra studio e fantasia, racconto e saggio, ha ideato e scritto “Una cena lunga cent’anni”, il suo primo romanzo dopo numerosi saggi pubblicati. È proprio l’autore che ci racconta il suo viaggio all’interno del suo scritto che, con brio e precisione, ripercorre i cent’anni di storia del Napoli, fissandone la strada futura senza dimenticare il passato e costruendo un futuro ugualmente importante.

Come è nata l’idea di una cena tra i quattro presidenti più rappresentativi del Napoli per ripercorrere la storia del club azzurro?

“L’idea parte dalla volontà di volermi cimentare con un romanzo dopo tanti saggi scritti. Immaginavo che per i cento anni del Napoli uscissero tante pubblicazioni storiche e statistiche e ho pensato a qualcosa di diverso ma ugualmente immersivo, che potesse restare nel tempo e dare uno spunto diverso all’appassionato e al tifoso. Si tratta dei quattro presidenti più longevi del Napoli che, con la loro gestione hanno presenziato a ben 91 anni dei 100 totali azzurri. Si tratta di un racconto storico-dialogico, che ha alle spalle una lunga ricerca storiografica con interviste lette, le voci di alcuni dei protagonisti, testi, video e tanti approfondimenti. Volevo infatti mescolare una parte di fantasia a un’altra di realtà, portando alla luce le differenze e le similitudini tra i vari presidenti, in un percorso tra ricordi, consigli e costruzione del Napoli del futuro”.

Come si approcciano tra loro Ascarelli, Lauro, Ferlaino e De Laurentiis nel libro?

“Mi sono divertito a immaginare dialoghi particolari, facendogli dire anche quello che non avrebbero voluto ma che era insito nel loro modo di pensare e agire. Vero, a un primo sguardo sembrano molto diversi tra loro ma celano anche molte similitudini. Ad esempio, l’egocentrismo di Lauro è molto simile a quello di De Laurentiis, così come la riservatezza di Ascarelli ricorda quella di Ferlaino. Loro cercano di ripercorrere le tappe dei cento anni del Napoli anche per consigliarsi e tracciare la strada per il futuro, non commettendo gli errori del passato. Ad esempio, c’è un passaggio di Lauro in cui tratta il tema della cessione del club preferibilmente non ai figli, come successo a lui con Gioacchino, dal 1967 al 1968″.

Come è cambiato in questi 100 anni il rapporto con la presidenza del Napoli e del Napoli con i suoi tifosi?

“Sicuramente adesso ci sono molte più aspettative ma le cose non sono troppo cambiate rispetto al passato. Anche gli ex presidenti hanno fatto del Napoli il fulcro delle proprie fortune, chi politiche e chi imprenditoriali e hanno tutti messo al centro la gestione del club insieme a vari interessi collaterali, in un calcio che ovviamente 40, 50 o 30 anni fa era molto diverso. Basti pensare all’iniziativa del “Club dei 200″ di Corrado Ferlaino, con la possibilità di sottoscrivere 10 anni di abbonamento azzurro, aiutando così le casse del club o curando i rapporti con i Club Napoli. Il tifoso è sempre stato un cliente nel mondo del calcio, la fonte di ricavo maggiore per un club e per i presidenti, confrontandosi costantemente anche con la città di Napoli, passionale e sempre attenta”.

Dall’immaginazione alla realtà: secondo Lei cosa ci sarà davvero nel futuro del Napoli?

“Della possibile cessione del Napoli ne ha parlato anche il presidente De Laurentiis nei giorni scorsi, scacciando via le voci riguardanti Rizzetta ma aprendo comunque a delle novità nei prossimi anni secondo le sue condizioni. Lo snodo cruciale resta capire il valore reale e attuale del club ma credo proprio che in 3-4 anni massimo la società possa avere un nuovo presidente. Credo infatti che la squadra continuerà fino a quel momento ad essere più oculata, non fare un mercato pazzo, a mantenere i bilanci sani per gettare poi le basi in futuro per stadio e centro sportivo. Dopo più di 20 anni credo anche che sia giusto cedere e cambiare. Credo che alle spalle ci possa già essere qualcosa che bolle in pentola ma è una mia sensazione o forse una speranza: vediamo cosa accade, noi come sempre saremo pronti a raccontarlo!”.

Alessia Bartiromo

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