Il giorno dopo una sconfitta, nel calcio, è sempre quello delle analisi. Il Napoli esce battuto per 1-0 dal confronto con il Venezia e il risultato lascia inevitabilmente spazio a interrogativi, riflessioni e valutazioni sul percorso degli azzurri.
Un successo di misura per i lagunari, una battuta d’arresto per i partenopei che, al di là del punteggio, impone di guardare alla capacità della squadra di affrontare incontri nei quali anche un singolo episodio può fare la differenza.
La sconfitta di sabato 17 ottobre non è soltanto un incidente di percorso. Il Napoli di Massimiliano Allegri incassa il terzo ko nelle prime sette giornate di Serie A, resta fermo a 10 punti e arriva a cinque sconfitte nelle prime nove gare ufficiali della stagione, considerando tutte le competizioni. Un bilancio che richiede risposte.
Il Napoli parte con Lucca riferimento offensivo, sostenuto da Giovane e McTominay. Allegri lascia inizialmente in panchina De Bruyne e Hojlund, scegliendo Gilmour accanto a Lobotka.
Gli azzurri faticano però a trovare ritmo e profondità. Le opportunità di Rrahmani e Lucca non bastano a sbloccare una prima frazione nella quale il Venezia riesce a contenere la manovra avversaria.
Al 49′ arriva l’episodio decisivo: Akor Adams conquista il pallone, rientra verso il centro e conclude con il destro, trovando anche una deviazione che sorprende Meret.
Allegri interviene al 55′, inserendo De Bruyne, Hojlund e Alisson. Il Napoli cambia passo, crea occasioni e conquista un calcio di rigore. Ma al 68′ De Bruyne si fa respingere il tiro da Stankovic, autentico protagonista anche nelle successive parate che difendono il vantaggio veneziano.
Il primo problema è l’approccio. La squadra ha mostrato maggiore pericolosità soltanto dopo essere passata in svantaggio. Una formazione con le ambizioni del Napoli non può attendere di subire un gol per alzare intensità e qualità delle giocate.
Il secondo riguarda le scelte iniziali. Tenere fuori contemporaneamente De Bruyne e Hojlund è una decisione legittima nell’ottica della gestione delle energie, ma la differenza prodotta dal loro ingresso impone una riflessione sull’equilibrio offensivo della formazione titolare.
Il terzo nodo è la finalizzazione. Il rigore fallito pesa, ma sarebbe riduttivo attribuire tutta la responsabilità a De Bruyne. Il Napoli aveva avuto occasioni anche prima e ha continuato a crearne dopo. Il vero limite è stato non riuscire a trasformare la pressione in reti.
Il quarto è la tenuta difensiva. L’azione di Adams mostra quanto possa costare una lettura imperfetta di un pallone in profondità. Quando una squadra fatica a segnare, anche un singolo errore dietro diventa determinante.
Il quinto è la continuità mentale. Il Napoli ha dimostrato di poter reagire, ma deve ritrovare la capacità di imporre il proprio gioco dall’inizio. È soprattutto su questo aspetto che Allegri sarà chiamato a lavorare.
Sarebbe ingiusto leggere la partita soltanto attraverso gli errori del Napoli. Il Venezia, reduce da sei sconfitte consecutive, ha conquistato i primi tre punti stagionali all’esordio di Davide Nicola in panchina.
Il nuovo allenatore ha trovato una squadra compatta, capace di difendere con ordine e sfruttare l’occasione più importante. Il portiere Stankovic ha completato il lavoro con interventi determinanti.
Per Allegri, invece, il tema non è necessariamente rivoluzionare tutto, ma trovare rapidamente una formazione capace di unire solidità e qualità offensiva. Le individualità non mancano; ciò che ancora non emerge con sufficiente regolarità è la loro efficacia collettiva.
Il day after di Venezia-Napoli consegna una certezza: gli azzurri non possono affidarsi esclusivamente alle reazioni d’orgoglio.
La stagione è ancora nella sua fase iniziale, ma perdere tre partite nelle prime sette giornate di campionato significa aver già lasciato per strada punti importanti. E la sconfitta europea contro il Villarreal, arrivata pochi giorni prima, rende il momento ancora più delicato.
Il Napoli ha qualità, esperienza e risorse tecniche per cambiare rotta. Servono però maggiore intensità, scelte più efficaci e soprattutto concretezza davanti alla porta.
La domanda che resta il giorno dopo Venezia è semplice: perché il Napoli riesce a mostrare il proprio potenziale soltanto quando è costretto a inseguire?
È da questa risposta che dovrà ripartire il lavoro di Massimiliano Allegri.
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