“Nessuno mi prende sul serio”: la denuncia del nuotatore Claudio Rais morto suicida a soli 37 anni

Claudio Rais

Claudio Rais, 37 anni Nuotatore di Sassari

Claudio Rais, nuotatore di 37 anni, si è suicidato

E’ morto, a soli 37 anni Claudio Rais, nuotatore conosciutissimo, seguito e amato in tutta la Sardegna per tutti gli importanti traguardi raggiunti. Sassarese, nel 2021 aveva conquistato il primato di campione italiano di nuoto nella categoria “Master”. Successivamente c’è stato l’impegno come personal trainer. Questa scelta l’aveva fatto diventare un punto di riferimento di tantissimi giovani amanti dello sport, al quale Claudio ha dedicato tutta la vita.

Claudio Rais campione di nuoto

Il giovane ha deciso di togliersi la vita il 14 marzo lasciandosi cadere dal Ponte di Rosello, il ponte più alto e importante della Città di Sassari. Purtroppo non era la prima volta che Claudio Rais tentava di togliersi la vita: già lo scorso 6 dicembre aveva tentato il gesto estremo. Lo aveva annunciato con un post su Facebook, grazie al quale fu fermato dalle Forze dell’Ordine.

La denuncia di Claudio Rais sui social

Il giovane di origini sarde è arrivato al gesto estremo dopo mesi di sofferenze. Il suo è stato un vero e proprio calvario iniziato dopo la terza dose di vaccino. Sui social scriveva: “Ho sintomi terribili, ma nessuno mi prende sul serio, vogliono farmi prendere psicofarmaci”.

“Siete veramente così presuntuosi da pensare sul serio che una persona che ha dedicato tutto se stesso per lo sport, l’attività fisica ed il benessere proprio e degli altri, possa da un giorno all’altro smettere tutto e spendere migliaia di euro in visite di ogni genere perché si sta sognando un malessere?”. Scriveva così, a settembre scorso sul suo profilo Facebook. Era stato lui stesso a denunciare l’inizio di uno stato di malessere molto grave dopo la terza dose di vaccino, una dose Moderna, dopo le prime due Pfizer.

“Sono stato danneggiato da una reazione che insieme agli effetti del covid ,ha creato un danno molto grave a livello neurologico e fisiologico che mi sta letteralmente impedendo di svolgere una vita normale e rispettosa.

Da fuori non si può e non si potrà mai capire. Ma questo non vuol dire che siete autorizzati a sparare sentenze senza alcun ritegno. Se fosee veramente come sostengono alcuni di voi, non ci sarebbe stato alcun problema ad ammetterlo.

Il fatto è che non è così purtroppo e sottolineo PURTROPPO. Perché ne ho la prova ogni secondo che passa. Ed io con la poca forza e lucidità che mi rimangono, sto cercando disperatamente di ritrovare la vita che mi è stata tolta e lo farò finché mi batterà il cuore. Molti al mio posto si sarebbero già messi una corda al collo, senza pensarci due volte. La mia situazione si sta aggravando con sintomi sempre più spaventosi che non so come ancora riesco a sopportare”. Raccontava ancora Claudio.

I sintomi che l’atleta aveva dichiarato

“Articolazioni, pelle, organi e soprattutto deficit cognitivi da paragonare a quelli di un grave trauma cerebrale. Sensibilità, cognizione, termoregolazione, equilibrio, vista, appetito, sete, impulsi, desideri, funzionalità organiche, emozioni, percezioni, dolore…in una parola…LA VITA!  Sono spaventato, non riesco a trovare un rimedio anche se penso purtroppo che non ci sarà molto da fare…la speranza è l’ultima a morire, ma anche la dignità non può essere calpestata.

Quindi per cortesia, mettetevi una mano sulla coscienza e l’altra sul cuore e dal momento che non potete capire ciò che realmente è successo, che ho vissuto e sto vivendo, abbiate per lo meno il buon senso di non giudicare. Spero che queste mie parole siano servite a capire almeno in parte il danno che ho subito”.

Claudio sottolineava anche la difficoltà di “dover far fronte a un sistema sanitario a dir poco scricchiolante” che “non aiuta di certo a rassicurare le persone”.

Queste le dichiarazioni di Claudio Rais scritte sul suo profilo social il 22 settembre 2022 e riportate da un quotidiano locale.

Anche gli amici hanno testimoniato le sofferenze di Claudio Rais

Sempre sui social molti amici testimoniano della sofferenza del loro amico cominciate dopo la terza dose e peggiorate dopo il covid. Purtroppo anche Claudio è entrato a far parte di quel mondo di “invisibili” ai quali non viene mai fatta una diagnosi precisa, ma si attribuisce il malessere ad un problema psicologico. Nelle sue parole si evince che un giovane sano, uno sportivo che ha sempre curato la sua salute non poteva, dopo la terza dose, immaginare dei sintomi che gli hanno reso difficile svolgere una vita normale. Al punto che ha dovuto rinunciare anche al suo grande sogno: l’anno scorso, infatti, non ha potuto partecipare alle gare di nuoto.

Secondo quanto scriveva sui social il giovane nuotatore, nell’ultimo anno, è stato due volte in ospedale. Ha effettuato, successivamente, Tac, visita neurologica, prelievi di sangue ed urine, Elettromiografia, risonanza magnetica al rachide in toto e all’encefalo e visita psichiatrica. Non è emerso nessun dato riconducibile a patologie neurologiche. Nonostante ciò la diagnosi dei medici è stata: conversione psicosomatica da stress e relativa prescrizione di ansiolitici e psicofarmaci.

Ora, se un giovane atleta, sempre in salute, attento all’alimentazione e sempre attivo nello sport, non cambia le sue sane abitudini, come può all’improvviso avvertire dei sintomi mai avuti prima che gli impediscono di svolgere normali azioni quotidiane? Lui stesso ha espresso dei dubbi sulla comparsa di questi malesseri che sono andati a peggiorare. Se il suo calvario è iniziato dopo la terza dose sarebbe stato il caso almeno di fare indagini più approfondite invece di prescrivergli psicofarmaci?

E’ lecito chiedersi come mai un atleta che prima dell’ inoculazione stava bene mentre dopo non riusciva nemmeno ad alzarsi dal letto? Purtroppo di “invisibili” come Claudio ne esistono tanti che però continuano a lottare per “uscire da questo incubo” a cui nessuno vuole dare un nome. Lui purtroppo si è arreso, non è riuscito ad andare avanti e ha deciso di mettere fine alle sue sofferenze. Mi chiedo perchè la scienza non aiuti queste persone almeno nella diagnosi, in modo da evitare che altre persone esasperate e fragili compiano lo stesso estremo gesto.

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