Alla scoperta dei luoghi nascosti e meravigliosi da scoprire a Napoli: l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte

Edificio dell'Osservatorio Astronomico di Capodimonte

Scopriamo un altro luogo nascosto e meraviglioso a Napoli: l’Osservatorio Astronomico di Capodimonte

Un altro luogo nascosto e meraviglioso da scoprire a Napoli è l’ Osservatorio Astronomico di Capodimonte. Si tratta di una sezione napoletana dell’Istituto Nazionale di Astrofisica INAF il principale ente italiano per la ricerca astronomica e astrofisica da terra e dallo spazio.

L’Osservatorio è impegnato nelle principali linee di ricerca della moderna astrofisica in collaborazione con le Università e con altre istituzioni nazionali ed internazionali. Qui si studia il sistema solare attraverso l’analisi delle polveri cosmiche e la costruzione di strumenti per le principali missioni spaziali. L’Osservatorio di Napoli è la più antica istituzione scientifica partenopea, e svolge anche un importante ruolo per la promozione e diffusione sul territorio della cultura scientifica e delle conoscenze astronomiche.

Situato in splendida posizione sulla collina di Miradois, presso la reggia di Capodimonte, è cronologicamente il primo osservatorio d’Italia

La storia dell’Osservatorio Astronomico di Capodimonte

Fu istituito da Giuseppe Bonaparte con un decreto del 29 gennaio 1807, presso l’antico monastero di san Gaudioso a Caponapoli. Con l’arrivo di Gioacchino Murat, costruito un nuovo edificio dalle forme monumentali.

Il 4 novembre 1812 fu posta la prima pietra ed i lavori terminarono nel 1819, quando sul trono partenopeo era ritornato Ferdinando I di Borbone, che approvò lo stanziamento degli ultimi finanziamenti. Fu, in particolare, il primo edificio, in Italia, ad essere progettato per adempiere esclusivamente la funzione di osservazione scientifica del cosmo.

L’astronomo Giuseppe Piazzi fondò nel 1819 l’organismo, che ebbe sede nell’elegante fabbrica neoclassica progettata dai fratelli Gasse. La sera del 17 dicembre 1819, l’astronomo Carlo Brioschi compì la prima osservazione dal nuovo osservatorio osservando la stella Cassiopea .

Il Vesuvio innevato e fumante fotografato nel 1938 dalla terrazza superiore dell’Osservatorio

Per la sua edificazione si scelse la Collina di Miradois (dallo spagnolo “mira a todos”, guarda tutto), un’altura vicina alla nuova Reggia Borbonica di Capodimonte. La struttura fu ideata da Federico Zuccari e l’architetto Stefano Gasse, esponente della Scuola Neoclassica, ne elaborò il grandioso e monumentale progetto.

Dalla terrazza superiore, dove sono collocate tre cupole che contengono gli strumenti geodetico-astronomici, tra cui il telescopio zenitale, si gode un suggestivo panorama della città e del golfo. L’Osservatorio di Capodimonte è uno degli osservatori della rete nazionale degli Istituti Nazionali di Astrofisica e Fisica dello Spazio ed è principalmente un istituto di ricerca, ma vi vengono organizzate anche attività per il pubblico e per le scuole.

NGC 4258 è una galassia a spirale come la Via Lattea distante circa 23 milioni di anni luce

Il Laboratorio di tecnologie spaziali dell’Ente in questione è inoltre, tra i leader internazionale nella progettazione, sviluppo e realizzazione di strumenti spaziali per l’esplorazione del Sistema Solare.

Il museo e l’auditorium all’interno dell’osservatorio

Per la diffusione della cultura scientifica l’Osservatorio dispone di un grande Auditorium e di un Museo con una collezione di strumenti otto-novecenteschi. A causa dell’inquinamento luminoso prodotto dalle luci cittadine, l’Osservatorio di Napoli ha oggi la sua Stazione Osservativa sul Toppo di Castelgrande sull’Appennino Lucano.

Nel 1921 Clara Greggi è stata la prima donna assunta a Capodimonte come “provetta calcolatrice” per la riduzione delle osservazioni stellari.

Nel 2012, in occasione dei 200 anni dalla fondazione dell’Osservatorio, è stato emesso un francobollo per celebrare l’anniversario. Sempre nello stesso anno, la collaborazione tra l’organismo campano e l’ESO ha portato alla realizzazione del primo telescopio medio-grande progettato e realizzato in Italia: il VLT survey telescope in Cile.

All’interno del complesso in analisi di grande importanza è il Museo degli strumenti astronomici che conta circa cento oggetti. Esso è una testimonianza, unica in tutto il Mezzogiorno continentale, di quello che fu la strumentazione astronomica utilizzata in tutto l’800 e nei primi decenni del Novecento. Vi sono  teodoliti, cerchi meridiani, fotometri, spettrografi e cannocchiali altazimutali.

La maggior parte della collezione è custodita in una sala adiacente all’auditorium dove fanno bella mostra due pezzi cinquecenteschi provenienti dalla Collezione Farnese e il Cerchio Meridiano di Reichenbach. Appartengono al MuSa anche il Rifrattore di Merz, il Grande Cerchio Meridiano di Repsold e lo Strumento dei Passaggi di Bamberg. Alloggiati, rispettivamente, nella cupola centrale dell’edificio monumentale e in due padiglioni del Parco della Specola.

L’area circostante, in conclusione, presenta diverse installazioni permanenti di arte contemporanea.  Compare il Disco di Bizhan Bassiri, Visibile ed invisibile di Giovanni Anselmo e l’Orsa maggiore di Quintino Scolavino.

Le stelle sono uno di quegli elementi naturali che ha da sempre affascinato ed emozionato gli esseri umani. Per cui lasciamoci emozionare da un cielo stellato e facciamoci avvolgere dalla magia di questo luogo storico incantato.

 

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