San Carlo all’Arena, Napoli: frutta e verdura inquinate

Vendevano frutta e verdura inquinate su un marciapiede a San Carlo all’Arena, sequestrati 700 chili

E’ accaduto al quartiere San Carlo all’Arena, Napoli, dove vendevano frutta e verdura sporche ed inquinate su un marciapiede. Il Blitz é scattato in vari esercizi commerciali della zona. In questo caso sono stati sequestrati 700 chili di prodotti e distrutti in quanto rilevati pericolosissimi per la salute.

7 esercizi commerciali vendevano frutta e verdura esposte all’inquinamento

Secondo quanto riportato su Fanpage.it, 7 esercizi commerciali vendevano merce all’esterno sui marciapiedi e quindi esposta all’inquinamento atmosferico. L’ingente quantitativo di frutta e verdura è stato così posto sotto sequestro e distrutto, poiché considerato non idoneo al consumo. Inoltre, gli agenti della Polizia Municipale hanno multato i proprietari di 15 esercizi commerciali per occupazione abusiva di suolo pubblico.

Ancora multe e contravvenzioni

Sempre a Napoli, gli agenti della Municipale hanno elevato numerose multe e contravvenzioni nei confronti di altrettanti esercizi commerciali: rilevati abusi edilizi e occupazione abusiva di suolo. In via Michele Tenore, gli agenti hanno sequestrato due dehor di una nota attività di ristorante risultati abusivi. Ancora, in via Marco Aurelio Severino e in via Carlo De Marco, gli agenti della Municipale hanno riscontrato altri abusi edilizi.

Sentenza n. 6108 del 10/02/2014 della Corte di Cassazione

Su RemTene si legge che, con la Sentenza n. 6108 del 10/02/2014 la Corte di Cassazione ha sancito il divieto di esporre frutta e verdura all’aperto fuori dai negozi, sui marciapiedi o sulle bancarelle in zone di grande traffico, per cattivo stato di conservazione degli alimenti.

Rischiano quindi una sanzione i titolari dei negozi ortofrutticoli che espongono la loro merce all’esterno dell’esercizio, per violazione dell’art. 5 lett. B) della legge 283/1962, in quanto la norma sancisce che: “è vietato, nella preparazione degli alimenti o bevande, vendere, detenere per vendere o somministrare come mercede ai propri dipendenti, o comunque distribuire per il consumo, sostanze alimentari: […] b) in cattivo stato di conservazione“.

Verdura e frutta esposte all’aperto sono soggette a subire un deterioramento ed un peggioramento qualitativo da parte degli agenti atmosferici e delle sostanze inquinanti, con possibili effetti negativi sulla salute dei consumatori. I giudici della Suprema Corte hanno infatti ritenuto che la sola esposizione all’aperto potesse condizionare lo stato di conservazione degli alimenti, in violazione della disciplina dettata dalla legge del ’62.

Secondo la Corte, infatti, “l’accertamento dello stato di conservazione di alimenti detenuti per la vendita, non richiede né un’analisi di laboratorio né una perizia, in quanto il giudice di merito può ugualmente pervenire a tale risultato attraverso altri elementi di prova, quali le testimonianze di soggetti addetti alla vigilanza, quando lo stato di cattiva conservazione sia palese e quindi rilevabile da una semplice ispezione“, come tra l’altro già ribadito da precedenti pronunce, quali Cass. Sez. 3 n. 35234, 21 settembre 2007; Sez. 3 n. 14250, 21 aprile 2006; Sez. 6 n. 7521, 30 maggio 1990.

L’obbligo dell’etichettatura

L’acquisto di prodotti alimentari sulle bancarelle può però anche esporre a rischi legati alle maggiori difficoltà per garantire, soprattutto nel periodo estivo, una corretta temperatura di conservazione degli alimenti deperibili e talvolta esporre anche alla carenza di informazioni per il consumatore dovute ad una etichettatura incompleta o assente. Altrettanto importante è quindi valutare le modalità di esposizione degli alimenti: la mancata protezione dalla luce solare diretta e dagli insetti o la presenza di salumi o formaggi conservati fuori da banchi frigoriferi ed esposti a temperature che nel periodo estivo possono superare i 30°C sono da evitare per le possibili alterazioni legate alla denaturazione di alcune sostanze contenute nell’alimento stesso ed allo sviluppo della flora microbica.

Sussiste anche per la vendita su aree mercatali l’obbligo di presenza dell’etichettatura. Anche per la vendita diretta dal produttore devono essere fornite infatti le indicazioni previste dal D.lgs. n. 109/1992.

Prima di acquistare occorrerebbe pertanto verificare la presenza su di un etichetta, su un cartello o su un registro a disposizione del cliente, almeno:

  • la denominazione di vendita (di che prodotto si tratta);
  • l’elenco degli ingredienti;
  • le modalità di conservazione nel caso in cui si tratti di prodotti deperibili (es. salumi freschi).

 

 

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