Napoli, dai Bipiani a Taverna del Ferro: la rigenerazione dell’edilizia pubblica parte dalle comunità

Due grandi progetti di riqualificazione urbana puntano a cambiare il volto di Ponticelli e San Giovanni a Teduccio.

Nuove abitazioni efficienti, spazi pubblici, verde e servizi, ma soprattutto il coinvolgimento degli abitanti: i casi dei Bipiani e di Taverna del Ferro diventano esempi del complesso percorso necessario per rigenerare l’edilizia residenziale pubblica.

A Napoli la rigenerazione urbana passa anche dalle periferie e dalla partecipazione di chi quei quartieri li abita da decenni. È quanto emerge dal media briefing dedicato ai Bipiani di Ponticelli e a Taverna del Ferro, nel quartiere di San Giovanni a Teduccio: due realtà nate dopo il terremoto del 1980 e oggi interessate da importanti programmi di trasformazione. Media briefing

Due storie diverse, accomunate da problemi abitativi protratti per decenni e dalla mobilitazione dei residenti, che ha contribuito a portare le richieste delle comunità all’attenzione delle istituzioni.

Bipiani di Ponticelli: 104 nuove abitazioni e un ecoparco

I Bipiani di Ponticelli furono costruiti nel 1982 per rispondere all’emergenza abitativa successiva al terremoto. Strutture nate come soluzione temporanea, realizzate anche con materiali contenenti amianto, ma nelle quali, a oltre quarant’anni di distanza, vivono ancora circa 82 nuclei familiari, per un totale di circa 250 persone.

Negli anni gli abitanti si sono organizzati attraverso il Comitato Bipiani liberi da amianto, chiedendo la bonifica e condizioni abitative adeguate.

Il progetto prevede ora la sostituzione dell’insediamento esistente con 104 nuove unità abitative, progettate secondo criteri di sicurezza sismica ed efficienza energetica.

L’investimento complessivo indicato nel briefing è di circa 35 milioni di euro, ai quali si accompagna un intervento da circa 2 milioni di euro per la rimozione dell’amianto e la bonifica dell’area, attraverso un accordo con la Città Metropolitana di Napoli. Media briefing

La trasformazione non riguarderà soltanto le case. Sono previsti anche un ecoparco, orti urbani e nuovi spazi destinati alla comunità.

Un elemento centrale sarà il trasferimento progressivo dei residenti: le famiglie potranno spostarsi nelle nuove abitazioni man mano che queste diventeranno disponibili, con l’obiettivo di preservare i legami della comunità.

Taverna del Ferro: 360 nuove case e 28 edifici

Un’altra importante trasformazione interessa Taverna del Ferro, a San Giovanni a Teduccio.

Anche il complesso conosciuto come “Le Stecche” risale al 1982. Secondo il briefing, i due grandi edifici residenziali non sono mai stati oggetto di una riqualificazione strutturale.

Dopo anni di mobilitazione degli abitanti, tra cui quella del Comitato di Lotta Ex Taverna del Ferro, è stato avviato un piano complessivo che prevede la sostituzione delle 360 abitazioni esistenti con altrettante nuove case.

Il progetto prevede 28 nuovi edifici, con altezze comprese tra tre e sei piani, progettati come Nearly Zero Energy Buildings (NZEB), cioè edifici a energia quasi zero.

L’investimento indicato è di circa 106 milioni di euro.

Accanto alle abitazioni nasceranno piazze, aree gioco, giardini, piste ciclabili, parcheggi alberati, un parco pubblico e orti comunitari. Gli spazi al piano terra saranno inoltre destinati a servizi e attività per il quartiere, comprese iniziative promosse da associazioni, cooperative e imprese sociali.

Gli abitanti partecipano alla trasformazione

Uno degli aspetti messi maggiormente in evidenza dal documento riguarda il ruolo dei residenti.

A Taverna del Ferro è previsto un percorso di co-progettazione che coinvolge abitanti, Comune, Università degli Studi di Napoli Federico II, Terzo Settore e altre istituzioni locali.

Anche il trasferimento delle famiglie è stato pensato per limitare l’impatto sulla comunità: l’obiettivo è permettere ai residenti di entrare direttamente nelle nuove abitazioni definitive quando saranno pronte, evitando sistemazioni temporanee fuori dal quartiere.

Ai Bipiani, invece, il dialogo con gli abitanti accompagna sia la progettazione sia il progressivo trasferimento nelle nuove case.

Per comunità che convivono da decenni con situazioni abitative difficili, sottolinea il briefing, la rigenerazione non riguarda quindi esclusivamente gli edifici, ma anche la possibilità di mantenere relazioni sociali e continuare a vivere nel proprio quartiere.

La sfida dell’edilizia pubblica italiana

I due casi napoletani vengono inseriti nel documento in un problema di dimensione nazionale. Più del 60% dei 12,4 milioni di edifici residenziali italiani è stato costruito prima del 1976, mentre nel 2024 circa 2,4 milioni di famiglie vivevano in condizioni di povertà energetica, secondo i dati riportati nel briefing.

Il documento segnala inoltre che circa il 69% delle abitazioni italiane, pari a 17,5 milioni su 25,5 milioni, utilizza il gas metano per il riscaldamento.

La riqualificazione energetica viene quindi indicata come uno degli strumenti per migliorare le condizioni abitative, diminuire il fabbisogno energetico e contenere le bollette, oltre a rendere gli edifici maggiormente capaci di affrontare temperature estreme. Media briefing

I progetti napoletani mostrano, allo stesso tempo, la complessità del sistema di finanziamento. Taverna del Ferro utilizza risorse provenienti dal PNRR, dal Fondo complementare al PNRR e dal PON Metro Plus; i Bipiani di Ponticelli si basano principalmente sul Fondo complementare al PNRR, insieme a risorse della Città Metropolitana di Napoli.

«Un modello che potrebbe essere ripreso in altri quartieri»

Secondo Monica Vidal, Built Environment Manager di Climate Action Network Europe, la mobilitazione dei Bipiani, partita dalla battaglia contro l’amianto, si è progressivamente trasformata in una richiesta più ampia di abitazioni dignitose, accessibili, efficienti e salubri, diventando un’esperienza potenzialmente replicabile in altri quartieri.

Anche Francesca Canali, Policy and Project Manager di MIRA Network, sottolinea nel briefing l’importanza della partecipazione dei residenti: il coinvolgimento degli abitanti avrebbe contribuito a modificare i progetti iniziali e ad avvicinare gli interventi alle necessità concrete delle comunità.

Da Ponticelli a San Giovanni a Teduccio, dunque, la trasformazione annunciata va oltre la demolizione e ricostruzione degli edifici. La sfida è rigenerare interi pezzi di città senza disperdere le comunità che li abitano, con case più efficienti, nuovi servizi, verde pubblico e spazi di socialità.

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