Aggrediti in casa per un posto disabili: il figlio fa da scudo alla madre e finisce in ospedale con il naso rotto

“Un diritto acquisito non va difeso con il sangue”

Anna Combatti, mamma caregiver: “Siamo stati aggrediti in casa per un posto disabili. Volevano colpire me, hanno ferito mio figlio che mi ha difesa. Non hanno avuto rispetto neanche per mio figlio attaccato ai macchinari”

Aggrediti in casa per difendere il proprio stallo per disabili. Quello che è successo a Casoria non è solo un atto di inciviltà. È violazione di domicilio, è ferocia, è assenza totale di umanità. A raccontarlo è Anna Combatti, mamma e caregiver di un ragazzo con una gravissima forma di disabilità. Il suo post su Facebook è diventato un grido che chiede giustizia e che svela, ancora una volta, quanto siano fragili e indifese le famiglie che ogni giorno si prendono cura dei più fragili.

Tutto nasce da un posto auto.
Da dodici anni, sotto casa di Anna, c’è uno stallo per disabili riservato e numerato, assegnato a suo figlio. Ieri quello spazio era occupato abusivamente. Quando Anna ha chiesto alla donna di spostare l’auto, spiegando che quel posto ha un numero e un nome, si è trovata davanti un muro di arroganza: “Anche mio padre è disabile, quindi lo usiamo noi”.

Anna ha provato a spiegare che per ottenere uno stallo bisogna fare una trafila, quella che lei ha fatto dodici anni prima. Non appropriarsi del diritto di un altro. A terra, staccata e buttata, c’era persino la segnaletica con la scritta riservato e il numero che i vigili urbani avevano fissato. La donna pretendeva addirittura che fosse Anna a mostrarle i documenti del figlio. Poi la sfida: “Chiama pure i vigili, io da qui la macchina non la tolgo”. L’auto è rimasta lì, bloccata con il bloccasterzo inserito.

Quando Anna ha detto che avrebbe inviato le foto per denunciare l’abuso, è iniziato l’inferno.

Sono scese in quattro. Quattro donne hanno aggredito Anna davanti alla porta di casa, arrivando a entrare fin dentro l’inizio del corridoio. Dentro quella casa c’era l’altro figlio di Anna, un ragazzo che vive attaccato ai macchinari e che non doveva subire un trauma del genere. Per difenderla è intervenuto l’altro figlio, cercando di dividerle.

Ma non era finita. Avevano già chiamato i rinforzi. È arrivato il fratello di una delle donne. Senza chiedere, senza dire una parola, è entrato dal portoncino del palazzo con il casco in mano. Ha cercato di colpire Anna al volto, con violenza inaudita.

Suo figlio le ha fatto da scudo. Ha preso il colpo al posto suo. La violenza è stata tale che la visiera del casco si è frantumata sulla faccia del ragazzo.

Il corridoio di casa si è riempito di sangue. Il figlio di Anna stava svenendo, con il viso tumefatto. È seguita una notte intera sotto osservazione in ospedale. Trasferito da Frattamaggiore a Pozzuoli per una consulenza otorino, gli è stata diagnosticata la frattura del setto nasale. Per ora non serve operare, ma dovrà portare un tutore e sottoporsi ad altri controlli.

Tutto questo per cosa?” scrive Anna. “Per l’arroganza di chi vuole impadronirsi delle cose altrui senza rispettare le regole, pretendendo di farsi legge da soli con la violenza. È troppo comodo fare così.

Lo sconcerto di Anna è lo sconcerto di migliaia di caregiver in Italia.

Famiglie che ogni giorno combattono per garantire assistenza, diritti, dignità. E che troppo spesso si ritrovano sole, esposte, senza tutele. Aggredite fin dentro casa propria, mentre dall’altra parte della porta c’è un figlio fragile che dipende dai macchinari per vivere.

Non staremo in silenzio. Questa brutalità deve essere punita”, conclude Anna. E chiede di condividere, perché tutti vedano fin dove può spingersi la bestialità umana quando manca il rispetto delle regole e degli altri. Contestualmente sono state allertate le forze dell’ordine e sul posto si sono recati i carabinieri, il 118 ed il PM.

La storia di Anna non è solo cronaca.
È il racconto di una paura che attraversa la vita di chi assiste. La paura che la violenza entri in casa, che colpisca chi non si può difendere, che lasci segni non solo sul corpo ma nella quotidianità già durissima di una famiglia.

Anche per questo è nato “SOS Caregiver: Smart Academy risponde!,” la campagna di “Mobility Access Pass APS” che vuole costruire una rete di protezione, formazione e supporto per i caregiver familiari. Perché prendersi cura non può significare restare soli. E perché un diritto, come un posto auto assegnato, non dovrebbe mai costare il sangue.

 

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